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Mini, in prova la nuova generazione della piccola glamour

Chissà cosa direbbe Alec Issigonis, il papà della Mini, la prima, quella originale del 1959, se fosse ancora vivo, salendo a bordo della interamente nuova, terza serie dell'era moderna, quella iniziata nel 2001 sotto l'egida di Bmw. La Mini 2014 va ben oltre i concetti originari di semplicità e di city car, da tempo è un oggetto culto, ma ora ha fatto il salto di qualità: livello costruttivo, materiali, finiture, motori e dotazione tecnica sono nettamente superiori alle ultime due generazioni. Ora è molto più premium. Più "Bmw" di prima.
Dopo il debutto statico, a Oxford il 19 novembre, è stata la volta della prova su strada avvenuto a Portorico, su strade un po' dissestate e dai panorami mozzafiato. Un luogo "strano" per una Mini, ma Portorico è di fatto Stati Uniti e gli Usa sono il primo mercato per l'inglesina con Dna tedesco.
Il primo contatto con la nuova razza Mini è avvenuto con due dei motori disponibili al lancio (15 marzo) cioè con la Cooper che porta al debutto l'inedito 1.500 tre cilindri da 136 cavalli e la più prestante Cooper S con l'altrettanto nuovo due litri, quattro cilindri, da 192 cavalli. Tutti i propulsori di "New Mini" sono Euro 6 e hanno comune denominatore: la tecnologia TwinPower Turbo (con compressore a geometria variabile) ideata dal gruppo di Monaco per incrementare le performance e ridurre i consumi e i benzina. Nuovi anche i cambi a sei marce, manuali e automatici. Per le versioni One, quelle di ingresso che arriveranno in primavera, sono previsti anche un milledue a benzina tre cilindri da 102 cavalli e il diesel, sempre 3 cilindri da 95 (One D) e 1.5 litri declinato anche in versione da 116 cavalli per la Cooper D. I benzina hanno l'iniezione diretta e la regolazione variabile degli alberi a camme.
Ritorniamo alla nostra prova: salire a bordo è facile, la seduta è alla giusta altezza, e fin da subito si apprezza la bella plancia, inedita, ma inequivocabilmente Mini contraddistinta come è dallo strumento circolare centrale con display Lcd (anche in formato Jumbo a colori da 8.8 pollici in opzione). Davanti al volante, il tachimetro e a fianco una barra di led arancioni per l'indicazione del carburante (qui si poteva fare di più magari con un display). La plancia è in materiale morbido, solida e molto ben costruita. Le bocchette di aereazione sono ben fatte. Facile trovare la giusta posizione, ma per regolare l'inclinazione dello schienale c'è una scomoda leva e non una più pratica manopola. I sedili sono comodi ma la seduta, almeno in quelli sportivi delle versioni provate, è fin troppo contenitiva. L'abitabilità non manca e davanti non ci si prende a gomitate. Dietro lo spazio e Mini(mo), ma non più claustrofobico come una volta, lo spazio per le gambe c'è ma non per i piedi che sono sacrificati da sedili anteriori che vanno a filo di pavimento.
La "tre porte" britannica ora è più lunga di 10 centimetri, ma resta sotto i quattro metri. Il bagagliaio ha un bel doppio fondo molto curato e pratico. Al volante dimostra fin subìto di possedere quel «go-kart feeling» che da sempre contraddistingue il comportamento stradale del modello. E la nuova creatura di Oxford è incollata per terra, segue le traiettorie con rara precisione. Insomma sicura, sana e divertente, merito delle sospensioni a controllo elettronico con smorzamento dinamico variabile e del nuovo autotelaio Ukl (Unter klasse level in tedesco, cioè per vetture piccole) che darà vita a modelli Bmw con la "sacrilega" a trazione anteriore come la debuttante Serie 2 Active Tourer.
Il nuovo pianale è al centro di un approccio progettuale eloquentemente battezzato «Minimalis» teso alla riduzione delle masse, aumentare il piacere di guida e ridurre i consumi.
Il tre cilindri è un vero capolavoro: potente e pastoso. E il timbro non tradisce la sua architettura "con un cilindro in meno". Tanta coppia in basso e con una curva piatta fino a regimi elevati: da 1.400 a 4.000 giri ci sono 220 Nm (230 con overboost). Roba da diesel 1.60 o da benzina di ben altra cubatura. Divertente e veloce nel misto, la Cooper si fa apprezzare anche quando si guida tranquilli, la «S» dà ancora di più: con quasi 200 cavalli è davvero cattivella. E per bilanciare piacere di guida e bassi consumi ci sono i Driving Mode optional, con una manopola a ghiera sulla base della leva del cambio si cambia il carattere della vettura: più sportiva o più green e varia anche la taratura delle sospensioni.
La vita a bordo è allietata da nuovi sistemi di infotainment Mini Connected (due versioni) che traformano la Mini in un' auto connessa con tanto di Sim card e integrazione con smartphone (anche Android, finalmente!). Questo permette l'esecuzione di app per gestire la vettura o per la musica (come TuneIn per esempio). Disponibile anche un impianto audio premium harman/kardon.
Lo schermo non è touch, è stato preferito un manopolone in perfetto stile Bmw che però integra un touchpad per scrivere a dito le destinazioni del navigatore. Non ha convinto del tutto, ma è una soluzione innovativa e originale. Tra le tante chicche hi-tech spicca l'head-up display opzionale e tipico dei segmenti superiori.

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