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Aston Martin e Mercedes Amg, i perché di un’alleanza necessaria

Andrea Bonomi, numero uno di Investindustrial ha certamente una passione per
i motori e per la Stella
a tre punte. Dopo aver lasciato la “sua” Ducati nelle mani dei tedeschi di Audi
e aver  “conquistato” 8 mesi fa Aston Martin, rientrando cosi nel mondo
dei motori,  Bonomi  gioca di nuovo la via della partnership con
Mercedes, anzi con Amg, ovvero la sussidiaria divisione per le auto ad alte
prestazioni del gruppo Daimler. Al via, infatti, un'alleanza già tentata per le
moto di Borgo Panigale e che porta, in chiave diversa e con più vaste
prospettive tecniche e industriali, il manager italiano ad avvicinarsi alla
casa di Stoccarda. Ma se tra la
Ducati di Bonomi e Amg si era sperimentata la strada
dell’accordo di marketing per condividere i valori comuni di due marchi di
settori diversi (moto e auto), il patto siglato ora con Mercedes Amg ha una
valenza di vera collaborazione industriale all'interno dello stesso settore
(auto, anzi supercar) con riflessi finanziari di peso. Infatti, Daimler avrà
una partecipazione in Aston Martin che raggiungerà il 5% del capitale della
casa di Gaydon. I tedeschi dunque entrano in società con gli attuali azionisti cioè
le kuwatiane Dar Investiment e Adeem Investment che rilevarono la marca da
Ford nel 2007, oltre all’azionista di riferimento, cioè la società di private
equity Investindustrial che fa capo alla famiglia Bonomi, che per 190 milioni
ha acquistato a dicembre dello scorso anno il 37,5 per cento dell'azienda.

Il gioco dunque si fa duro, Bonomi ha
bisogno di risorse finanziarie e di tecnologie per rilanciare Aston Martin, un
nome leggendario che però dimostra come non basta il blasone per avere successo
e che i miti possono appannarsi fino a scomparire se mancano vera innovazione e
prodotti davvero concorrenziali. La casa di Gaydon, infatti, è stata rilevata
in stato comatoso, tenuta in vita con il sondino nasogastrico dopo essersi
prodotta in una costante riproposizione di modelli noti in varianti che spesso
sanno di zuppa riscaldata, mentre e tra le vetture interessanti davvero (dal
punto di vista delle potenzialità commerciali) spicca la quattro porte Rapid. Ma
non solo  Aston Martin è riuscita a offrire vetture improbabili al limite
dell'assurdo come la Cygnet,
edizione glamour-chic della Toyota iQ: una valida e forse poco capita Citycar
che ha una sua dignità fintanto che ha il marchio giapponese sul cofano ma se
la si traveste da Aston Martin sfiora il ridicolo E il kitch. E, infatti, il
successo non è mai arrivato.
La Casa di Gaydon necessita pertanto di una nuova marcia e di voltare pagina.
Come? Iniziando dai motori e dalla tecnologia. Infatti, il patto con Daimler
verte proprio sullo sviluppo (e la fornitura) di un motore V8, adeguato alle
richieste del mercato in fatto di performance e di emissioni inquinanti. Per
sviluppare un propulsore ex novo, per di più destinato a supercar dai piccoli
volumi, comporta investimenti spaventosi che una piccola maison come Aston Martin
non si può affrontare. Accedendo invece alle tecnologie, alle risorse e alle
soluzioni tecniche del colosso di Stoccarda e della sua divisione per i motori
ad alte prestazioni un nuovo corso per Aston Martin sembra poter essere non più
una chimera. Anzi, per Bonomi ora c’è davvero la possibilità di far rinascere
il mitico marchio inglese in affanno anche sulle tecnologie elettroniche e
digitali. Altro campo dove una piccola “scuderia” non può più fare da sola. Ai
tempi dei carburatori e della meccanica nuda e cruda le cose erano più semplici
ma nell’era digitale l'industria dei motori fa leva sul silicio e sul software,
soprattutto in un momento in cui a una super car si chiedono anche soluzioni di
assistenza alla guida all’avanguardia. Ed ecco che dalla stella a tre punte
arriva un altro sostegno: proprio quello dell’elettronica che è il secondo
settore dove Gaydon potrà accedere alle soluzioni del colosso di Stoccarda.

  • Alex64 |

    sono sconcertato dal fatto che bonomi abbia venduto ducati ai crucchi per comprarsi l’aston martin e investire in inghilterra…

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