
Bello, ma cosa cambia? Questa è la prima domanda che viene in mente guardando il nuovo Galaxy S26 Ultra, smartphone top di gamma di Samsung. Dopo due settimane di utilizzo ecco le mie prime impressioni su come va e come funziona questo device.
Bisogna dire subito una cosa chiaramente: se non siete dei fanatici e avete un S24 Ultra o un S25 Ultra potete tranquillamente soprassedere all’acquisto, anche se va detto chiaramente che il privacy display è un vero motivo d’acquisto. È altrettanto vero che, dal punto di vista accademico, riduce in modo impercettibile alcuni parametri nella resa rispetto a S25, ma offre un comfort d’uso inusitato perché permette di nascondere agli occhi indiscreti il nostro display, parte di esso o determinate app. Una cosa che ovviamente le pellicole di New Martina per l’iPhone non possono neanche lontanamente fare, perché qui il sistema funziona a livello hardware su due livelli di pixel differenti che permettono di generare un campo visivo più o meno stretto e quindi interdire la visualizzazione a chi è di lato. Insomma lo schermo anti sgamo.
Che il privacy display sia un elemento dirompente lo posso dire per esperienza personale, perché non si tratta solo di nascondere i dati dell’home banking sul tram o le chat della fidanzata mentre sono a cena con i colleghi, ma permette di lavorare con grande serenità senza la brutta sensazione di essere osservato. Io spesso utilizzo lo smartphone per scrivere un articolo e magari quello stesso pezzo o le foto correlate sono totalmente sotto embargo; parliamo magari di immagini che sono soggette ad accordi di riservatezza con penali da migliaia di euro, perché su questo tipo di cose le case automobilistiche ci vanno pesanti.E se sto lavorando su quel tipo di contenuti, magari in aereo con un collega all’oscuro di quelle informazioni, non mi sento tranquillo. Oltretutto — ma questo è un problema mio personale — mi dà fastidio quando scrivo e c’è qualcuno che legge. Per quanto mi riguarda il privacy display passa la prova a pieni voti; sono certo che con la prossima generazione migliorerà, ma è una tecnologia che, una volta sperimentata, non ti fa tornare indietro.

S26 Ultra ha però altri vantaggi che parzialmente andranno a cascata anche sui modelli più recenti, ed è tutta la componente di intelligenza artificiale, di gestione delle immagini e di creazione di contenuti con l’utilizzo di prompt e fantasia. Sul lato della fotocamera non ho notato stravolgimenti rispetto alle due generazioni precedenti; in generale mi sembra che il punto e scatto sia migliore e che la qualità delle foto con forti livelli di zoom sia superiore, ma comunque partivamo già da livelli molto alti.
Su Galaxy S26 Ultra, infatti, le aperture focali più ampie permettono al sensore di ricevere una maggiore quantità di luce, garantendo immagini nitide e ricche di dettagli anche in condizioni di scarsa illuminazione o con lo zoom. La funzione Nightography ottimizzata assicura video chiari e vividi in ogni ambiente poco illuminato, inclusi i contesti al chiuso o le riprese durante eventi notturni all’aperto.
In ogni caso la potenza di S26 Ultra viene supportata dal software AI che lavora ora in modo più facile, intuitivo e naturale. Infatti gli strumenti di Assistente foto permettono di modificare le immagini attraverso comandi in linguaggio naturale, rendendo possibile intervenire sull’illuminazione ambientale o inserire nuovi elementi nella scena con estrema precisione. L’ho fatto settimana scorsa al media drive internazionale della nuova Renault Twingo elettrica e sono riuscito a migliorare le mie foto grazie anche alla possibilità di ricostruire parti mancanti dei soggetti, correggere imperfezioni nei dettagli e variare gli outfit presenti negli scatti.
Da segnalare che il processo di editing permette una maggiore flessibilità di utilizzo perché è reversibile, e quindi è possibile ripristinare o modificare i nostri lavori fintanto che non li troviamo soddisfacenti. Ovviamente si tratta di un uso molto professionale, perché va ricordato che S26 Ultra non è il telefonino da esibire al bar dell’aperitivo all’Arco della Pace o per fotografare la pizza da condividere, ma è uno strumento di lavoro vero e proprio. Sempre sul fronte AI, migliora notevolmente anche Creative Studio, che permette ora con maggiore semplicità di trasformare le proprie idee in un contenuto partendo da uno schizzo, da un’immagine scaricata o scattata, oppure digitando un prompt. Chiaramente si tratta anche di funzioni divertenti, perché in questo modo mi è stato possibile creare i miei sfondi personali.
La batteria, va detto, poteva essere migliore perché 5000 mAh possono risultare pochi con uso intensivo; in realtà S26 Ultra è una macchina efficiente grazie anche al SoC Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5 Mobile Platform for Galaxy, che viene dissipato da una camera di vapore di nuova concezione posta ai lati, così da distribuire il calore in modo più efficiente su ampie superfici. Infatti si nota subito che S26 Ultra lavora freddo, al contrario di smartphone delle generazioni precedenti che scaldavano considerevolmente. Ho riscontrato tuttavia un incremento della temperatura utilizzando Android Auto wireless, ma si tratta di una cosa normale; certo è che usare cover spesse e protettive in questo caso non aiuta.
Comoda la ricarica rapida che permette di ritornare al 75% in circa mezz’ora. Una funzione che per un utilizzo professionale è fondamentale perché molto spesso, quando si è in viaggio, si arriva in un hotel con il telefono a zero; avere la possibilità di ricaricare in modo significativo in 20 minuti è vitale.
In conclusione, Samsung Galaxy S26 Ultra si conferma ai vertici mondiali per prestazioni complessive. È vero che non è un cameraphone spinto come può essere l’eccellente Xiaomi 17 Ultra, ma complessivamente è uno strumento ben bilanciato in ogni parametro. Apprezzabile il vetro del display antiriflesso, anche se ci è parso da questo punto di vista meno performante rispetto a S25, perché in alcune condizioni di luce alcuni riflessi sono leggermente più marcati, ma non si tratta di nulla di clamoroso. Tra l’altro — ma è tutto da verificare nel tempo — mi pare che lo schermo sia più sensibile a impronte e ditate. Se volete proteggerlo c’è una sola soluzione: comprare a carissimo prezzo le pellicole antiriflettenti originali Samsung. Su Amazon costano circa 32 euro, ma sono le uniche che non pregiudicano l’antiriflesso; se si dovesse applicare un normale vetro, anche di ottima marca tipo Ringke o Spigen, avremmo una sorta di effetto specchio che pregiudica completamente una delle feature degli schermi da S24 Ultra in avanti.
Un’ultima nota riguarda il prezzo: si tratta di uno smartphone che costa caro, questo è innegabile. La versione da 1 TB con 16 GB di RAM costa 2.000 euro, mentre quella da 512 GB costa 1.700 euro e quella da risicati 256 GB viene via a 1.500 euro, al netto di promozioni e sconti. Le due versioni con i tagli di memoria da 512 e 256 sono però abbinate a 12 GB di RAM, sufficienti ma psicologicamente inadatti a chi, come il sottoscritto, ama l’idea di avere il massimo possibile. In ogni caso bisogna ricordare che i top di gamma Samsung permettono di registrare video ad altissima risoluzione utilizzando un Ssd esterno; in questo caso io mi sono avvalso di un Samsung T7 da 1 TB, comprato un anno fa su Amazon per una cifra tutto sommato contenuta intorno ai 100 euro (ora costa di più), che grazie a una cover con MagSafe posso tenere saldamente ancorato al dorso dello smartphone.
In ultimo la S Pen, che purtroppo è diventata più sottile e meno maneggevole, almeno a mio parere. Da migliorare nell’app Note la gestione dei vecchi appunti e soprattutto il correttore ortografico: spesso si blocca perché sostiene di trovare termini inappropriati. Qui la colpa è tutta di Gemini e di Google, che si sta rivelando ogni giorno di più del tutto inadatto a effettuare semplici correzioni ortografiche e grammaticali.